Le nobelesse

Come si chiamano quattro donne che vincono il Nobel? Nobelesse è altro dalle dottoresse o dalle professoresse. E’ una dimensione che diventa condizione, è l’obiettivo che si fa traguardo, la competenza che s’innalza a insegnamento.

Le nobelesse. Invece di un titolo accademico è una carezza delle parole. Emmanuelle Charpentier e Jennifer A. Doudna per la chimica, Andrea Ghez per la fisica e Louise Gluck per la letteratura, con il Nobel hanno ottenuto il massimo riconoscimento, quello che l’Accademia di Svezia assegna a studiosi e personalità di tutto il mondo, stelle più brillanti delle altre nei firmamenti delle nostre stressatissime vite di quest’anno che non dimenticheremo.

Chimica, fisica e letteratura hanno le donne al vertice.

Come saranno state le nobelesse da bambine?

Ci sarà stato un momento in cui una di loro ha sognato di vincere il Nobel?

Magari l’avrà pensato alla zitta una delle loro madri vedendo la figlia crescere studiosa e curiosa, determinata e prodigiosa.

Poi per tutte e quattro gli studi, le lauree, le storie d’amore, gli stipendi, il taglio dei capelli, i binari del treno, i piumini, le borse. La vita.

Un giorno qualcuno chiama Emmanuelle, Jennifer, Andrea e Louise e regala a ciascuna venti secondi di apnea, senza acqua, senza mare. Senza fiato, e basta.

Tutto il resto è già storia.

Il Nobel ha a che fare con i sogni, i sogni nascono anche dalla volontà, la volontà si nutre di autostima e motivazione che servono per raggiungere un obiettivo. Certe volte anche un sogno.

Le nobelesse portano femminilità al sapere e ai risultati. Mi piace.

#conleparole

 

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