Fragilità e forze, tutto al microscopio

 

Cosa si vede al microscopio se sul vetrino mettiamo la nostra vita? Fragilità e forze ingrandite cento, mille volte. Come se fossero molecole da analizzare.

Salute, famiglia, casa, lavoro, relazioni, programmi, hobby, svaghi, viaggi, tutto in questo periodo è sotto una lente potentissima. Costretti da un virus nuovo e insidioso, ci hanno chiuso il mondo. E nella solitudine, come al buio, i pensieri raddoppiano, triplicano, si percepiscono fino sulla pelle, nell’anima.

Scoprire le nostre fragilità può non essere un’esperienza positiva, riuscire a scovare le nostre forze in questo periodo può essere molto complicato.

Ci serve un aiuto e arriva dalla capacità di saper osservare in profondità, proprio come succede usando il microscopio.

Costretti in qualche stanza, con i ritmi quasi scanditi dalla luce del sole come succedeva in epoche lontane, abbiamo in una mano l’essenza della nostra vita e dei nostri familiari, nell’altra la tecnologia: almeno un telefonino o uno smartphone, spesso anche computer, collegamenti e dispositivi vari.

Da un lato la parte più verace di noi e dall’altra quella più virtuale. Distanze abissali che tuttavia si possono avvicinare, anzi ritengo che questo sia il momento di riflettere sulla possibilità di prendere un po’ di qui e un po’ di là.

Quando la morsa della pandemia allenterà leggermente la presa, quando le nostre vite un passo alla volta potranno riprendere a muoversi, dovremo saperci tenere strette le nostre essenze, quelle fisiche e quelle del cyber spazio.

Alleniamoci fin da subito, ora.

Prima di tutto dobbiamo riuscire a osservare noi stessi. Non tanto a saperci guardare, ma ad osservarci. E’ diverso.

Abituiamoci a vedere chi siamo, cosa facciamo e come. Tutto, dalla maglia che portiamo addosso per stare sul divano al libro che decidiamo di leggere, alle app che scarichiamo sul telefono, al piatto che cuciniamo per cena, alla risposta che diamo quando in casa quando qualcuno ci chiede il sale o di porgere le ciabatte.

Per noi che lavoriamo con le parole, la capacità di osservare è il sesto senso. Il tempo occupato a guardare è lo spazio della creatività. In quei momenti la nostra fantasia lavora per delineare un personaggio, per immaginare l’avvio di una storia, per cercare una frase che sia la migliore per dare un certo messaggio.

Propongo d’impiegare ogni giorno un po’ di tempo a osservare: il punto di vista che ne ricaviamo è il più interessante possibile, il nostro ed è rivolto su di noi.

Ora facciamo lo stesso esercizio con la parte tecnologica, soffermandoci a studiare il nostro uso dello smartphone, come interagiamo con il mondo virtuale, da quali immagini ci lasciamo affascinare e su quali dispositivi e piattaforme. Rileggiamo pure i nostri messaggi, rivediamo i mi piace, i luoghi fisici di casa in cui diventiamo virtuali.

Insomma, studiamoci. Guardiamoci fino in fondo, come al microscopio.

Non c’è da sperare di trovare solo aspetti che ci piacciono, è sicuro che la lente restituirà anche le nostre debolezze, gli spigoli, le insofferenze, le sbavature, la polvere che abbiamo addosso.

Il ricercatore una volta che ha concluso l’osservazione al microscopio non prende e butta tutto nella spazzatura bensì trattiene, appunta, evidenzia, trae conclusioni.

Il mio augurio è di fare altrettanto:

studiare su noi stessi per acquisire una conoscenza approfondita della nostra vita, un po’ fisica e un po’ digitale.

Mentre medici, biologi e scienziati di tutto il globo lavorano con il microscopio vero per metterci in sicurezza dai virus, noi prendiamo nota di quello che la lente d’ingrandimento ci rimanda delle nostre vite.

Questa volta non stiamo formando solo il pensiero bensì il nostro comportamento di domani. Quello che assumeremo presto, appena rimetteremo il naso fuori dalla porta.

Come diciamo spesso ai figli che stanno studiando, non accontentatevi della sufficienza.

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