Tutti la chiamavano Ari

Uno

Sai quelle cose che ti dicono e ti lasciano strana…

“Hai saputo niente di Ariella?” mi ha chiesto Maurizio che ho ritrovato dopo anni per caso in un bar a Pisa.

“Ariella?”. Il nome sì, Ariella…, ma lei, la faccia… chissà se la riconoscerei.

“Stava sotto di noi quando abitavamo in via Gobbini”.

“Ho capito, ho capito… Ariella, figurati… aveva un bimbo piccolo, grasso, enorme, pesava più di lei”.

“Aveva pure due tettone che pesavano tanto”.

“Maurizio, sei sempre il solito. Comunque sono passati diciassette anni da quando stavo in via Gobbini e Ariella non l’ho mai più vista”.

Maurizio Pintucci era il mio vicino di casa, avevamo i portoni sullo stesso pianerottolo, al terzo piano. Da quando mi trasferii ci saremo rivisti forse due o tre volte.

“L’hanno salvata per un pelo”.

“Poverina, mi dispiace… Una malattia?”.

“No, no, macché. Ora sta meglio”.

“Bene così”.

Abbiamo preso il caffè insieme. “Sono preoccupato per Ariella”.

Eddai.

“La vedi spesso?” ho chiesto.

“Spesso… diciamo che c’incontriamo, via… A volte… – è stato un po’ zitto – Sì, spesso”.

“Allora salutamela tanto. Scusami, sono di corsa, devo scappare”.

“Ora abito qui di fronte, nel palazzo di là dalla strada”.

“Ci rivedremo sicuramente. E’ una zona dove capito diverse volte”.

Maurizio è rimasto con la tazzina vuota in mano e un’espressione bruttarella. Mmmh…

 

Due

Incredibile! Ci sono persone che non si vedono per anni e poi s’incontrano di continuo come se a un tratto qualcuno avesse manovrato gli scambi delle nostre strade.

Sono tornata nel bar a Pisa dove a volte mi fermo per un caffè. Mentre poso la tazzina sul piattino, da dietro mi saluta Maurizio, anni fa è stato il mio vicino di casa. Ci siamo persi di vista per tanto tempo e ora mi capita d’incontrarlo spesso, lavora qui vicino.

“Ci vediamo di continuo da queste parti!”.

Due battute, il caffè te lo pago io, no lascia fare a me, maddai… E poi gli chiedo: “Scusa, ma… Ariella… sai quella che stava sotto di noi quando abitavamo in via Gobbini”.

M’ha preso per un braccio per spostarci dal banco del bar.

“Ariella, vuoi dire Ari? Tutti la chiamavano Ari”.

“Certo, Ari. Che fine ha fatto?”.

“S’è mezza massacrata”.

Mmmh… farsi un mazzettino di affari miei, no eh?

“Poverina…”.

Quando eravamo vicini di casa, Maurizio era un militare dell’Esercito e girava il mondo con le missioni d’aiuto. Stava fuori anche quattro o cinque mesi alla volta. A un certo punto, stufo, ha mollato tutto e si è messo a commerciare la curcuma.

Dice che Ari ha avuto un brutto incidente d’auto che l’ha costretta a letto per un bel po’, due interventi a una gamba e una spalla che la fa ancora dannare.

“Comunque ora sta meglio”.

“Bene” dico cercando disperatamente di cambiare argomento.

“Lo sai che un uomo la sta cercando?” fa Maurizio.

Un uomo? Un uomo cerca Ari? – mi domando senza dire niente – embè?

“Davvero?” chiedo invece.

 

Tre

Quando sono entrata nel bar, Maurizio aveva appena finito di bere il cappuccino.

“Me lo offri un caffè?” ho provato. In realtà mi trattengo perché sono curiosa di sapere chi è l’uomo che sta cercando Ari.

Maurizio è sempre stato generoso, anche quando abitavamo sullo stesso pianerottolo. Lo chiamavo per tutto e non si tirava mai indietro. Lo ricordo come una persona perbene, precisino in casa con tutte le cose a posto, solo un po’ curioso. Ecco, parecchio curioso.

“Te l’ho detto di Ari?” mi ha chiesto.

Eccolo lì, proprio questo volevo sentire, mio caro.

Ariella, Ari la chiamavano tutti: non la vedo da un po’ di anni, da quando stavamo in via Gobbini.

“Mi hai detto che un uomo la sta cercando”.

“Ti racconto questa perché è bellina davvero” fa lui spostandosi verso la finestra. C’è un tavolino libero e ci sediamo.

Era quella del piano di sotto. Giovanissima, abitava da sola con un figlio che avrà avuto sì e no due anni. Ah, avevano anche un cane, un rompicavoli che abbaiava per tutto.

Maurizio dice che due anni fa d’estate, durante una vacanza in Valle d’Aosta, Ari conosce un uomo, un francese. Fanno insieme un’escursione in montagna, la sera cenano in un ristorante a Saint Vincent e poi il giorno dopo si salutano perché lei deve tornare a casa. Suo figlio sta tornando dal campeggio al mare con i parenti.

“La storia sarà anche bella, Maurizio, ma falla breve che è tardi”.

“Si scambiano i telefoni, via via si sentono, qualche messaggio e l’anno scorso lui è venuto anche a trovarla da queste parti, dopo l’incidente, quando ancora aveva le stampelle”.

Aiuto, non so come liberarmi! Qualcuno mi chiami, per favore…

“Un vero amico, bella cosa. Ma chi è? Chi è che cerca Ari?” abbozzo per chiudere.

“Lo vedo che hai furia, ma la cosa strana non te l’ho ancora detta” fa Maurizio con il mistero nello sguardo.

Vabbè, ciao!

“Facciamo così, Maurizio, ci vediamo qui per un caffè uno di questi giorni. Ormai lo sappiamo tutti e due che da questo bar ci passiamo spesso. E mi racconti il resto della storia”.

Lo saluto, lui rimane un po’ male.

Non è mai stato lesto con i discorsi, Maurizio. Curioso sì, quello sì.

“Ci sei mai stata in Valle d’Aosta?” mi domanda.

Ciao…

 

Quattro

Chi è l’uomo che sta cercando Ariella?

Lo chiedo a Maurizio, nel bar di sempre.

Per me un cappuccino, lui anche il cornetto.

Ho un quarto d’ora libero prima del prossimo appuntamento e senza perdere tempo vado dritta sulla nostra ex vicina di casa.

Maurizio mi ricorda di quel francese che Ariella aveva conosciuto in Valle d’Aosta, poi lui era anche andato a trovarla in ospedale dopo l’incidente e si sentivano spesso. Insomma un amico.

“Quando Ari s’è rimessa in piedi, dopo mesi di cure, poveretta, si è data da fare per contraccambiare la visita, in Francia, dal suo amico di camminate”.

Anche quando stavamo in via Gobbini, Ari attaccava bottone perfino con i ponypizza. Aperta, espansiva, un sorriso per tutti e quel bimbo sempre a cavalcioni sul suo fianco. Lei così minuta e lui così cicciotto.

“Insomma, è andata a trovare il francese e c’è rimasta. Si sono fidanzati e ora vivono a Parigi felici e contenti” dico per arrivare a una conclusione della storia.

Maurizio non ride. “Macché fidanzati… macché felici e contenti…”.

Ari è andata per fare una sorpresa a Claude. Nei giorni precedenti si è informata sugli spostamenti dell’amico, e poi ha saputo di un fine settimana tranquillo a sistemare casa dopo i lavori per rimettere a posto il bagno. Perfetto. Dopo aver chiesto a sua madre di sorvegliare il figlio adolescente, Ari parte inventandosi un impegno a Parigi, due giorni e ritorno a casa dopo essere passata a salutare il suo amico.

“Quando è arrivata là, il tipo non c’era, il telefono irraggiungibile e i messaggi su whatsapp senza risposta, mai visualizzati” spiega Maurizio.

“Semplicemente non avrà voluto incontrarla – ipotizzo – oppure un contrattempo, chissà…”.

Ari è tornata a casa parecchio contrariata e la cosa strana è che il suo amico Claude Perrin non si è fatto più vivo.

Maurizio picchietta il pugno sul tavolino. “Sapessi quante volte le ho ripetuto di lasciar perdere e lei sempre a dire di quel francese e delle loro passeggiate in montagna, e quant’era gentile e quant’era disponibile…”.

“Vabbè, uno come tanti! E dunque all’improvviso s’è fatto vivo e ha ricominciato a cercarla. Hai detto di un uomo che la vuole, giusto?”.

“Quell’uomo non è Perrin” dice Maurizio a voce bassa.

“Come?” domando un po’ incuriosita.

“Non lo trovano più. E’ sparito”.

Ora sono proprio curiosa: un mistero al bar con il mio amico Maurizio e con Ari che non vedo da anni.

“Allora chi è che sta cercando Ari?”.

“Un carrozziere e pare sia stato l’ultimo a vedere Perrin prima che si volatilizzasse”.

 

Cinque

Ariella parte da Pisa con volo low cost e atterra a Parigi. Mette in programma di andare a casa del suo amico Claude, due chiacchiere, mangiare qualcosa insieme, magari un giro in città e arrivederci.

Intanto ha prenotato una camera per dormire e per il giorno seguente ha in mente di andare a cercare un mercatino per comprare una collana colorata e poi di nuovo verso l’aeroporto e rientro a casa in serata, da suo figlio.

Invece il piano salta quasi subito. Claude non è in casa, non risponde al telefono e non ha lasciato messaggi a nessuno per dire che è dovuto uscire al volo. Dopo più di un’ora d’attesa, da una vicina di casa Ari viene a sapere che la mattina stessa il suo amico è andato via da casa con la macchina, come molte altre volte, niente di particolare.

Stamani Maurizio mi ha aspettata, di fronte alla porta del bar, in centro a Pisa e quasi quasi lo ringrazio, davanti a un caffè e un cappuccino possiamo parlare ancora un po’ di Ari e di quel suo amico che non si trova.

“Dimmi del carrozziere che cerca Ariella”.

“O come sarai curiosa!”.

“Certo, la storia s’ingarbuglia e a questo punto voglio saperne di più”.

“Pare che Claude, la mattina in cui Ari è andato a trovarlo, sia passato dalla carrozzeria per far sistemare uno specchietto alla macchina”.

Maurizio è sempre il solito, per dire una cosa ci mette due vite.

“Stringi che ho un appuntamento fra poco”.

“Stringo… stringo… ti dico tutto per filo e per segno sennò non ci si capisce più niente. E poi lasciami fare che questa storia già di per sé mi mette in subbuglio”.

Va bene, riassumo con calma: “Il carrozziere ha sistemato l’auto e ora cerca Ari”.

Lui butta giù due sorsi di cappuccino e fa no con l’indice.

“Claude non ha pagato il lavoro e ha scaricato il conto sull’amica pisana così il carrozziere vuole i soldi da Ari” invento.

“Oh, te scherzi invece questa è una cosa seria”.

E allora raccontamela, bellino il mio Maurizio, penso senza dire altro.

Sta così.

Claude Perrin non è mai andato a ritirare la macchina e quando il carrozziere gliel’ha riportata a casa fuori dalla porta ha trovato Ariella, le ha consegnato le chiavi e quella si è impegnata a restituirle al proprietario appena fosse tornato.

“Il problema – dice Maurizio – è che l’amico francese non s’è visto e Ari…”.

“Ari?” insisto.

“A Pisa non s’è vista, non è tornata a casa”.

 

Sei

Ariella è salita sulla macchina di Claude, ha messo in moto ed è partita.

“Dov’è andata?” chiedo a Maurizio mentre aspettiamo che il barista prepari i nostri caffè.

“Eh… a saperlo! Ha telefonato a sua madre dicendo che si sarebbe trattenuta a Parigi un altro paio di giorni e poi… – pausona – Ora viene il bello”.

Quando stavamo in via Gobbini, incontravo Ari davanti al portone del palazzo, nel cortile piastrellato. Suo figlio era cicciotto, guance cadenti e mani come due palline di pasta ben lievitata. Aveva un paio d’anni e rideva poco al contrario della madre che aveva un sorriso per tutti. Tante volte ho pensato che quell’allegria nascondesse un po’ di sofferenza, buchetti neri da coprire con risate quasi sguaiate. Il padre del piccolo non ho mai saputo chi fosse, vivevano in due, lei e quel figlio con le labbra sempre serrate.

“Dimmi il bello” faccio a Maurizio che ha due pieghe in mezzo alla fronte.

“Ari è in giro da qualche parte e ha chiamato un paio di volte per dire che sta bene e che deve concludere un affare e poi torna”.

“Vuoi dire che non è tornata a casa?”.

“Esatto”.

Ohiohi.

Maurizio sa che il figlio sta dalla nonna ed è preoccupato perché Ari non è una che sparisce o gira per il mondo in quel modo.

Provo a trovare una spiegazione: “Un imprevisto di lavoro può starci, non mi pare così preoccupante. A proposito, Ari che lavoro fa?”.

“Fa le pulizie in una palestra e arrotonda aiutando una parrucchiera”.

“Ha detto che stava per concludere un affare? Che può essere?”.

“Speriamo che non sia un affare troppo complicato, un gaio voglio dire”.

Mi dispiace vedere Maurizio così accigliato, in testa ormai ha più pensieri che capelli.

“Te la stai prendendo troppo a cuore, se il figlio è dalla nonna e Ari ha detto che torna, lasciala fare e al suo ritorno saranno un po’ fatti suoi”.

“Ari non si fa sentire, il carrozziere la sta cercando e qui c’è qualcosa che non torna”.

Può darsi…

Guardo gli occhi di Maurizio e mi preoccupo: “Non dirmi che vuoi fare il detective e metterti a cercarla”.

Lui fa sì col capo e si raccomanda che l’aiuti.

Noi due a cercare Ariella?

Ohiohi…

 

Sette

Il telefono di Ariella ha smesso di squillare e chiamando il suo numero si sente il messaggio che la persona non è raggiungibile. Perché sia sparita senza dire niente, per ora è un mistero.

“I suoi saranno già andati dai carabinieri…”.

“I suoi chi?”.

“Hai detto che c’è la madre o qualcuno che la sta aspettando”.

Maurizio gira il cucchiaino nel caffè come se avesse da montarlo. “Sai tenerlo un segreto?” mi domanda.

Certo che so tenerlo.

Avvicina il naso al mio e la cosa non mi rincuora per niente.

“Non si trova Ariella né la macchina del suo amico Claude”.

“L’auto che ha quasi rubato, in poche parole”.

Questa storia s’ingarbuglia parecchio.

Maurizio mette lì un altro pezzetto del mosaico e spiega perché il carrozziere francese, quello dove Claude aveva portato l’auto per far riparare lo specchietto, sta ancora cercando Ari.

“Ha lasciato un computer sul sedile posteriore della macchina”.

“Ah, è questo il segreto!” dico un po’ delusa.

“No, aspetta…”.

Alla fine del lavoro, l’uomo della carrozzeria francese ha riconsegnato l’auto e lasciato le chiavi nelle mani di Ariella senza badare alla borsa nera che stava abbandonando dietro. La sua attrezzatura per il monitoraggio dei circuiti elettrici, pare tra l’altro roba da un sacco di soldi, ha preso la strada di Ari.

Appunto…

Siamo ancora seduti al tavolino del bar in centro a Pisa.

“Dunque non c’entra niente il rientro troppo lento di Ariella con il carrozziere che la cerca?” riepilogo chiedendo conferma al mio amico Maurizio.

“No, nulla. Lui rivuole il suo computerino e chiede che qualcuno glielo spedisca con un corriere. Quel coso è ancora sulla macchina con lei… chissà Ari dov’è”.

Quando il carrozziere è andato a casa di Claude Perrin a riportare la macchina con lo specchietto riparato e ha trovato solo Ari, si sono scambiati i telefoni e i nomi sicuri che al suo rientro Claude avrebbe sistemato tutto.

Veniamo a noi. Ari… che fine ha fatto Ari?

Lo chiedo a Maurizio senza tanti giri di parole: “Dimmi la verità, lo sai dov’è, vero?”.

Lui fa no con la testa.

Insisto: “Dimmi il segreto, di che segreto parli?”.

Maurizio si muove continuamente come se fosse seduto sull’ortica. Provo a cercare un tono di voce pacato per chiedergli se sa di qualche difficoltà di Ari, magari problemi di soldi, qualcosa che la tenga un po’ lontano da casa o comunque che la faccia sentire a disagio. Maurizio dice di no e pare sincero.

Poi mi guarda dritto negli occhi come se stesse per rivelarmi il segreto per raddrizzare la torre in piazza dei Miracoli.

“Ho paura per lei”.

“Che vuoi dire?”.

“Ari è esuberante anche scherzosa, a volte può sembrare perfino superficiale per quel suo modo di prendere tutto a denti scoperti”.

“Però…?” incalzo.

“Non ce la vedo a non dire dov’è, a tenere in subbuglio la gente di casa senza avvisare. Non è da lei, assolutamente”.

“Cosa pensi di fare?”.

“Vado dai carabinieri”. Il tono è definitivo e affranto.

“Ma smettila! Ha una famiglia, dei parenti… cosa t’impicci?”.

Maurizio ha gli occhi fermi sui miei. “Voglio Ari, lei non lo sa ma io la voglio. Ecco il segreto”.

Uno e ottanta d’altezza, fisico asciutto, spalle larghe e muscoli dappertutto, ex militare di missioni toste e un cuore in subbuglio.

“Sei innamorato di Ari?” chiedo esagerando la voce sul nome della nostra ex vicina di casa.

Maurizio riprende il rigore della ragione e l’espressione di chi ha molto da fare.

“Vado a parlare con i carabinieri. Non posso fare altro”.

Mentre l’ascolto già vedo davanti agli occhi il film di un gran caos: c’è un ragazzino a casa che non sa dov’è sua madre, c’è la mamma di Ari che comincerà a disperarsi per quello che può essere successo alla figlia, ci sono tutti quelli con cui Ari lavora e gli impegni…

Ohiohi.

Comincio dal figlio, non so chi è né cosa fa. L’ultima volta che l’ho visto avrà avuto un paio d’anni e due cosce come pagnotte da mezzo chilo.

Maurizio non frequenta il figlio di Ari, lo conosce per quel che gli racconta la madre.

Poca voglia di studiare, frequenta l’istituto alberghiero pensando a fare il cameriere. Anche se una passione ce l’ha”.

“Spaghetti e patatine fritte?” ironizzo pensando a quant’era cicciotto da piccolo.

“Macché, quando l’ho visto un po’ di tempo fa era un ragazzino magro”.

Vabbé, Maurizio, e falla breve – penso senza dire nulla.

Finalmente partorisce qualche parola per dire che balla la break dance.

“Quelli che stanno per strada e si divincolano come anguille?”.

“La break dance, dai, quella lì”.

Ringrazio Maurizio per il caffè e sto quasi per salutarlo e scappare via quando mi viene fuori la domanda che lo inchioda: “Sei preoccupato per il ballerino?”.

“Voglio ritrovare sua madre”. Negli occhi ha la paura, lo sguardo cupo e lucido di chi non sa dove sbattere la testa.

“Ti aiuto, vengo con te”.

L’ho detto, non so perché ma l’ho detto.

 

… Continua …

Ai lettori. La storia di Ari continua capitolo dopo capitolo e la pubblico sul blog a mano a mano che viene diffusa sui social. E’ un cantiere sempre aperto dove il racconto cresce un po’ alla volta. Presto anche voi lettori sarete coinvolti nelle vicende di Ari. State collegati con la mia pagina Facebook per non perdere le novità e gli aggiornamenti.

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